Alla scoperta dei Giardini Majorelle a Marrakech

Quando entri nei Giardini Majorelle ti accorgi subito di essere in un posto diverso dal resto di Marrakech. Basta varcare il cancello per lasciare fuori rumori, traffico e confusione. Dentro, l’atmosfera cambia di colpo. I suoni si attenuano, i colori diventano più netti, lo spazio sembra raccogliersi intorno a te.

La storia

Non è un giardino nato per caso. Jacques Majorelle, pittore francese, lo ha progettato come un’opera vera e propria. Qui ogni elemento ha una posizione precisa: i viali, le vasche d’acqua, le piante, le superfici colorate. Nulla appare casuale, e questa sensazione si percepisce fin dai primi passi.

Majorelle iniziò a lavorare al giardino negli anni Venti, dopo essersi trasferito in Marocco. Nel tempo raccolse piante provenienti da varie parti del mondo, trasformando lo spazio in una sorta di laboratorio a cielo aperto. Dopo la sua morte, il complesso rischiò di andare perduto, finché Yves Saint Laurent e Pierre Bergé decisero di restaurarlo e conservarlo. Grazie a loro, oggi i Giardini Majorelle sono uno dei luoghi più visitati della città.

Giardini Majorelle: uno spazio che cambia a ogni passo

All’interno del giardino il percorso non è rigido. Ti muovi tra zone diverse che si susseguono senza soluzione di continuità. Un momento sei sotto un viale di bambù altissimi, il passo dopo davanti a cactus monumentali che sembrano installazioni artistiche. Poi incontri vasche d’acqua calme, con ninfee che riflettono il cielo e la vegetazione circostante.

Le specie botaniche sono molte e arrivano da continenti diversi. Non si tratta solo di un giardino ornamentale, ma di una vera collezione vegetale, organizzata in modo da far convivere piante molto differenti tra loro. Palme, fichi d’India, piante tropicali e arbusti convivono senza creare disordine, anzi, contribuendo a un equilibrio visivo sorprendente.

Blu Majorelle

Giardini Majorelle blu

Uno degli elementi più riconoscibili è il blu Majorelle. È un colore intenso, profondo, che compare sulle pareti della villa, sui vasi e su vari dettagli architettonici. Non è un semplice sfondo: crea contrasti forti con il verde delle piante e con il giallo di alcuni passaggi, attirando continuamente lo sguardo. Anche senza macchina fotografica in mano, ti rendi conto che ogni angolo sembra pensato per essere osservato.

La villa e il Museo Berbero

Al centro del complesso si trova la villa in stile moresco che un tempo era lo studio di Majorelle. Oggi ospita il Museo Berbero, uno spazio raccolto che permette di entrare in contatto con la cultura amazigh. All’interno trovi abiti tradizionali, gioielli, tappeti, strumenti e oggetti legati alla vita quotidiana delle popolazioni berbere.

La visita non è lunga, ma aggiunge un livello importante all’esperienza. Il giardino racconta l’interpretazione artistica del Marocco da parte di un europeo, mentre il museo restituisce la voce delle culture locali. Insieme costruiscono un racconto più completo, fatto di incontri e influenze reciproche.

Come organizzare la visita

Essendo una delle mete più frequentate di Marrakech, conviene arrivare al mattino presto. Le temperature sono più miti e la luce rende i colori meno aggressivi. Inoltre, nelle prime ore della giornata il giardino è più silenzioso e permette di muoversi con maggiore tranquillità.

Il percorso non è esteso, ma il tempo tende ad allungarsi. Tra una zona e l’altra, è facile fermarsi, tornare indietro, osservare meglio un dettaglio. In media, una visita richiede tra un’ora e mezza e due ore.

È consigliabile indossare scarpe comode e portare con sé dell’acqua. Anche nei mesi più freschi, l’aria può essere secca e il sole presente.

Perché i Giardini Majorelle lasciano il segno

Quello che rende i Giardini Majorelle memorabili non è solo la varietà delle piante o l’uso dei colori. È la sensazione generale che il luogo trasmette. In una città intensa come Marrakech, trovare uno spazio così ordinato e raccolto è raro.

Molti visitatori ricordano questa visita come uno dei momenti più forti del viaggio, non tanto per ciò che hanno visto, ma per l’atmosfera che hanno respirato. Il rumore dell’acqua, il movimento delle foglie alte, la luce che cambia durante il giorno: tutto contribuisce a creare un’esperienza che resta impressa.

I Giardini Majorelle non sono semplicemente un giardino botanico. Sono un punto d’incontro tra arte e natura, tra culture diverse e periodi storici lontani. Un luogo che riesce a essere intimo e scenografico allo stesso tempo, e che continua ad affascinare chiunque decida di attraversarlo con attenzione.

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